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  • Elena Colla - L'evoluzione dello sguardo
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Le serate “Socio sotto la lente” rappresentano sempre un appuntamento stimolante per il nostro circolo. Sono momenti preziosi che consentono di scoprire la produzione fotografica dei nostri soci, seguendo l’evoluzione delle loro visioni personali e delle loro modalità espressive.

Protagonista della serata è stata Elena Colla, che si è presentata ufficialmente al Gruppo Fotografico La Mole ripercorrendo le tappe del suo percorso fotografico, dagli esordi fino alle più recenti sperimentazioni. Inizialmente tradita da un pizzico di comprensibile emozione, Elena si è poi sciolta, offrendo al pubblico un racconto fluido, piacevole e coinvolgente. Attraverso la proiezione dei suoi scatti, ha mostrato chiaramente la sua maturazione tecnica ed espressiva, frutto sia dei corsi seguiti all'interno del nostro circolo, sia delle intense esperienze sul campo.

Per l'occasione, Elena ha organizzato i suoi lavori in diverse categorie tematiche, spaziando tra street photography, fotografia di viaggio, reportage di eventi, matrimoni, fino ad arrivare alla macrofotografia.

Dalla visione del suo lavoro è emersa una sensibilità profonda, capace di calarsi con empatia nelle scene catturate. Il suo è uno sguardo sempre attento al dettaglio e intimamente vicino ai soggetti ritratti, con i quali riesce spesso a stabilire un contatto autentico.

Il colore e la gestione delle inquadrature si sono rivelati molto buoni, a testimonianza di immagini curate con grande rigore sia in fase di composizione che di post-produzione.

Una menzione speciale va alle fotografie di street, in cui Elena dimostra un'ottima capacità di cogliere l'attimo decisivo, catturando espressioni spontanee e molto interessanti.

La nostra Elena ha dimostrato di possedere talento, una visione nitida e, soprattutto, una grande passione unita alla determinazione nel voler migliorare.

Quindi, restiamo letteralmente “incollati” alla Colla! Siamo certi che il suo percorso riserverà ancora molte sorprese e continuerà a regalarci splendide fotografie.

Grazie Elena per esserti messa in gioco con generosità e per aver condiviso con tutti noi il tuo modo speciale, attento e sensibile di vedere il mondo attraverso l'obiettivo.

Testo e foto di Paola Zuliani


Il Circolo Fotografico La Mole ha avuto l’onore di ospitare Renzo Miglio per una serata speciale, interamente dedicata alla straordinaria sensibilità del suo fondatore.

L’atteso e gradito incontro è stato organizzato in occasione della prima presentazione ufficiale della sua nuova monografia, intitolata “Quasi SENZA PAROLE – Quattro scatti per raccontare”, un'opera preziosa edita dal nostro circolo.

Per usare le parole di Renzo: “In questa raccolta, non ci sono fantastiche fotografie di viaggi, non ci sono fotografie di luoghi o ritratti esotici, non ci sono fotografie mozzafiato. Ci sono pagine di alcuni miei ricordi, ci sono racconti che ho vissuto, ci sono alcune foto di un “altrove” che non c’è e che con fantasia ho trovato.”

L'evento ha rappresentato un'occasione unica e preziosa per dialogare apertamente con Renzo, permettendo ai presenti di immergersi nel pensiero profondo e intimo che si cela dietro ogni singolo scatto. I partecipanti hanno potuto ammirare dal vivo la bellezza delle stampe originali, apprezzando ogni sfumatura, contrasto e dettaglio che solo la purezza della carta fotografica sa restituire.

Renzo, magnifico oratore come sempre, ha saputo guidare il pubblico attraverso una serata piacevolmente leggera e scorrevole, ma al tempo stesso densa di racconti vissuti e aneddoti affascinanti. Il tutto è stato impreziosito da quella naturale dose di ironia, sagacia e simpatia che da sempre lo contraddistingue e lo rende una figura così amata.

L'incontro si è concluso in un'atmosfera di grande calore e affetto, con i soci e gli appassionati stretti intorno al nostro presidente onorario, desiderosi di scambiare ancora qualche battuta e di ricevere una dedica speciale sulla propria copia della monografia.

Vogliamo concludere con una sua frase, che racchiude l'essenza della sua filosofia: “Una buona fotografia non ha bisogno di mille parole per presentarsi... la riconosci subito! Io non l’ho ancora trovata. Continuo a cercarla!”.

È forse questo l’insegnamento più grande di Renzo Miglio, un invito poetico e un'ispirazione per tutti noi a non smettere mai di cercare il nostro scatto perfetto.

Testo e foto di Paola Zuliani


Il futuro dei circoli fotografici: smettiamo di piangerci addosso e iniziamo a osare

Qualche sera fa mi sono seduto al tavolo di una tavola rotonda, organizzata dalla Società Fotografica Subalpina sul futuro della fotografia amatoriale e dei nostri circoli. Con me c’erano Enzo Pertusio a moderare, Cristina Torti della Subalpina, Marco Rovereto del Fotoclub l’incontro di Collegno e Maurizio Mangili, ex presidente del CRDC. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo fatto un’anamnesi del malato. Senza filtri.

La verità? I circoli fotografici si trovano nel mezzo di una tempesta perfetta. Ma la colpa non è solo della pioggia; è anche di come gestiamo la barca.

I dati non mentono, il mondo è cambiato

Maurizio Mangili ha tirato fuori i dati FIAF: a Torino, dal 2010 a oggi, siamo scesi da 12 a 8 circoli. In provincia invece sono saliti. Perché? Semplice: i giovani oggi non hanno bisogno di passare due mesi in aula per imparare il fotoritocco o la tecnica base. Vanno su YouTube, cercano un tutorial e in cinque minuti hanno risolto. Gratis e da casa.

In più, la crisi economica ha spinto i fotografi professionisti a buttarsi sull’insegnamento. Risultato: i circoli hanno perso il monopolio della formazione e l’utenza si sta stringendo. Come se non bastasse, la burocrazia ci sta soffocando. Tra RUNTS ed ETS, i direttivi passano più tempo a scrivere verbali, parlare con i commercialisti e impazzire dietro ai bandi piuttosto che a fare strategia culturale. Sopravvivere è diventato un equilibrismo.

Basta con la miopia generazionale

Il vero cancro dei circoli è l’autoreferenzialità. Abbiamo paura del nuovo. Quando alla Mole abbiamo fatto una serata sull’Intelligenza Artificiale, quasi ci venivamo alle mani. Ma il confronto serve proprio a questo. Se ci arrochiamo sulle nostre posizioni, moriamo.

Se arrivano i giovani, dobbiamo dare loro fiducia e autonomia, non vederli come corpi estranei. Dobbiamo fare patti generazionali, non creare correnti interne stile Democrazia Cristiana.

Che cosa dobbiamo fare da domani?

Piangersi addosso non serve a nulla, le istituzioni non si accorgeranno di noi. La cura dobbiamo scrivercela da soli.

  1. Smettere di insegnare solo la tecnica: Internet lo fa meglio e più velocemente di noi. I circoli oggi devono trasmettere passione, cultura, lo stupore di fronte a un'immagine e, soprattutto, favorire la Slow Photography. In un mondo che scrolla schermi alla velocità della luce, dobbiamo riscoprire la pazienza di imparare, magari tornando all’analogico e alla stampa fisica.

  2. Cambiare la mentalità dei soci: Il direttivo non può più "spalare per tutti". Non è un'agenzia di servizi. I soci devono smettere di chiedersi "cosa può fare il circolo per me?" e iniziare a chiedersi "cosa posso fare io per il circolo?". Serve aiuto pratico, bassa manovalanza, gente che si rimbocchi le maniche. Se una cosa non viene fatta alla perfezione, la prossima volta vieni a darci una mano anziché fare polemica.

  3. Guardare oltre i confini: Dobbiamo collaborare di più tra circoli (il fotocampionato congiunto tra noi e la Subalpina ne è la prova) e guardare fuori dall'Italia. Il digitale e la democratizzazione dell'accesso ci permettono di vedere realtà mondiali con investimenti minimi. Sfruttiamolo.

Chiudo con un motto che mi piace molto: "Memento audere semper", ricordati sempre di osare. Possiamo sbagliare, possiamo fallire, ma dobbiamo provarci. Almeno ci togliamo il rimpianto.

Alla fine, l'unico vero punto di forza che i professionisti e internet non potranno mai rubarci è l'aggregazione. La voglia di andare a vedere le mostre insieme, di scattare insieme, di confrontarsi e di divertirsi senza prendersi troppo sul serio. Se togliamo questo, tanto vale che mandi il mio curriculum a Camera.

(Testo di Riccardo Rebora | Foto di Antonio Di Napoli)


  • Fabio Miglio: come una chiacchierata può cambiarti lo sguardo
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Una frase, detta al momento giusto, può cambiare tutto: Fabio Miglio racconta come l’incontro con Alex Majoli ( fotografo Magnum tra i più influenti del reportage contemporaneo) ha trasformato il suo modo di fotografare — e di guardare le persone.

A volte non serve un viaggio, né un premio (“Nel 2021 è stato nominato Europe’s Best Wedding Photographer da Way Up North, una delle principali conferenze europee dedicate alla fotografia di matrimonio.”), né anni di esperienza.
A volte basta una frase detta nel momento giusto.

È quello che è successo a Fabio Miglio durante un incontro con Alex Majoli.
Una di quelle conversazioni durante una lettura di portfolio, che però ti restano addosso. E soprattutto ti obbligano a rivedere tutto: il modo di guardare, di fotografare, di stare dentro le cose.

Da lì in poi, la fotografia smette di essere ricerca dell’immagine e diventa ricerca delle persone.

Non il matrimonio, ma quello che succede dentro

Al Circolo Fotografico La Mole, Fabio racconta il suo lavoro partendo da un punto chiaro: il matrimonio è solo un contenitore.
Dentro, invece, succede tutto.

Lo dimostrano episodi che raccontano meglio di qualsiasi teoria. Coppie -spesso diventati amici-che lo chiamano prima ancora di fissare la data: “Tu quando sei libero?”. Solo dopo decidono quando sposarsi.
Un segnale forte, quasi spiazzante. Perché a quel punto non cercano più un servizio, ma uno sguardo.

Non è la costruzione dell’immagine a fare la differenza, ma la capacità di stare dentro ciò che accade.Nel suo racconto non c’è idealizzazione.
C’è pioggia, imprevisto, disordine.

Matrimoni sotto il diluvio, location difficili, situazioni che sfuggono a qualsiasi controllo. Eppure il principio resta semplice: il matrimonio si fa comunque.
E il fotografo deve esserci.

Così che si misura davvero il lavoro: nella capacità di adattarsi senza perdere lucidità, di trovare un equilibrio anche quando tutto sembra andare storto.

È qui che quella frase iniziale torna a farsi sentire.
Non come un ricordo, ma come un filtro: ogni situazione, ogni persona, ogni imprevisto diventa qualcosa da guardare davvero, non solo da fotografare.

Quando il lavoro incontra la vita

Nel racconto di Fabio, il confine tra lavoro e vita è sottile.
Parla del figlio portato con sé durante i viaggi, delle esperienze condivise, persino sul  palco internazionale per ritirare il premio.

Ma proprio quel riconoscimento, invece di essere un punto di arrivo, si rivela un momento di crisi.
Aspettative alte, cambiamenti che non arrivano, la necessità di rimettere tutto in discussione.

Le immagini arrivano dopo. Prima ci sono le persone.

Anche se quella persona, a volte, sei tu.

Tornare semplici  come un bambino non è tornare indietro

A un certo punto il riferimento diventa quasi simbolico: Quentin Tarantino osservato come uno tra tanti, senza distanza.

Un modo per ridimensionare tutto e riportarlo all’essenziale.

Accanto al lavoro professionale, emergono i progetti personali.
Un lavoro sulle emozioni, costruito lasciando libertà totale ai soggetti: fragilità, dolore, rinascita. Nessuna costruzione, nessuna difesa. Fotografia come spazio reale, non come rappresentazione

La stessa attenzione che si dedica a un luogo lontano deve valere anche per ciò che è vicino. Anche per la propria nonna, fotografata sotto casa.

Tra i racconti più intensi e toccanti, il viaggio a Černobyl' insieme al fotoreporter Pierpaolo Mittica.
Un’esperienza che va oltre la fotografia: villaggi abitati, silenzi, tracce ancora vive del disastro del 1986.

Non serve cercare lontano, se non sai vedere vicino.

Tecnologia, velocità, e quello che resta umano

Il presente del mestiere passa inevitabilmente da social, visibilità e algoritmi.
Strumenti utili, ma spesso faticosi. L’intelligenza artificiale, già parte del flusso di lavoro quotidiano è
un aiuto concreto, soprattutto nella selezione e nell’editing, ma: ribadisce Fabio, anche un rischio rendere tutto più semplice può ridurre la capacità di imparare davvero.

La differenza resta nello sguardo. Il sogno iniziale può cambiare forma, senza perdere valore. Non una scelta romantica. Una scelta reale.

E alla fine resta questo: non quello che hai fotografato, ma come hai imparato a guardarlo.

La serata è stata molto gradita dai soci , le doti oratorie di Fabio oltre che alle immagini  ci hanno fatto apprezzare il suo lavoro, del tutto fuori da schemi  comuni e preconfezionati come la maggioranza dei fotografi di matrimonio dove il prodotto finale è uguale per tutti. 

Grazie Fabio per la tua professionalità, per  l'umiltà  non scontata, con cui rendi facili cose complesse come il far parlare le tue immagini, dove  ogni una racchiude una storia un pezzo di vita. Non perdere la curiosità del bambino che ti porta a meravigliarti per le cose apparentemente più semplici lasciando la mente libera di viaggiare oltre ogni ostacolo del pregiudizio che blocca la maggior parte di noi.

Testo di Antonio Di Napoli  foto di: Antonio Di Napoli, Paola Zuliani e archivio di Fabio Miglio