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  •    Sotto la lente: il primo passo di Enrico Alberti
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Durante l’ultimo incontro del mercoledì  del  con Socio sotto la Lente Circolo Fotografico La Mole, Enrico Alberti — da poco iscritto — si è presentato per la prima volta ai soci con due lavori: una ricerca fotografica sul travertino a Roma e un libro che raccoglie riflessioni personali sulla fotografia e sull’Italia. Il primo progetto è centrato sulla materia.

 Alberti fotografa dettagli architettonici, evitando volutamente le classiche vedute per concentrarsi su forme, linee e volumi. Il travertino diventa così un filo conduttore che attraversa la città e la sua storia. Le immagini funzionano soprattutto quando si avvicinano alla superficie, quando la pietra diventa quasi “toccabile” e la composizione è pulita ed essenziale. Qui però emergono anche alcuni limiti.

 La sequenza risulta a tratti ripetitiva: più immagini dello stesso soggetto, con variazioni minime, finiscono per indebolire l’insieme. Una selezione più severa aiuterebbe a dare più forza al lavoro. Anche la scelta di organizzare le foto per luoghi sembra un po’ vincolante, visto che l’approccio non è documentario ma estetico. Altro aspetto emerso nel confronto è la gestione della luce.

 La maggior parte degli scatti è realizzata in pieno giorno, con una resa uniforme ma spesso piatta. Il travertino, invece, potrebbe rendere molto di più con luci radenti, ombre più marcate o condizioni diverse, come dopo la pioggia. Sono spunti semplici, ma concreti, che potrebbero arricchire il progetto. Molto efficace, invece, l’assenza della figura umana, che rafforza la lettura astratta delle immagini e concentra l’attenzione sulla materia.

Il secondo lavoro, il libro Amare e fotografare l’Italia, cambia completamente registro. Qui Enrico mette al centro il suo modo di vedere la fotografia. Non è solo una raccolta di immagini, ma un insieme di pensieri: fotografare come interpretazione, osservazione, racconto. Si percepisce chiaramente una forte componente personale. L'autore  riflette su cosa rende un soggetto “fotografabile”, sul valore dei ricordi legati alle immagini e sul rapporto tra esperienza e fotografia.

 È un lavoro molto diretto, a tratti anche denso, in cui emergono passione e consapevolezza. Anche in questo caso, però, la quantità di temi è ampia e non sempre sviluppata in modo uniforme. Alcuni passaggi potrebbero essere più sintetici per rendere il messaggio più chiaro e incisivo. Nel complesso, quello di Enrico  è stato un intervento sincero. Si è messo in gioco senza filtri, mostrando sia le immagini sia il proprio modo di pensare. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante.

 Con una selezione più rigorosa e un uso più consapevole della luce, il suo lavoro potrebbe raggiungere una maturità espressiva ancora più forte. Ma la direzione è chiara: Enrico Alberti non fotografa solo ciò che vede, fotografa ciò che pensa. E questo, oggi, è tutt’altro che scontato.

testo Antonio Di Napoli foto Antonio DI Napoli & archivio di Enrico Alberti


  • La Mole ospita Mondovì Photo
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Cosa succede quando due circoli fotografici si incontrano? Si smette di guardare solo attraverso il mirino e si inizia a osservare il percorso, le storie e le persone che rendono viva la passione fotografica.

Abbiamo avuto il piacere di ospitare una nutrita delegazione di Mondovì Photo.

È stata una serata di confronto autentico, dove i chilometri tra le nostre città si sono annullati davanti al racconto di un’esperienza associativa solida e alla forza delle immagini.

Nato nel 2009 dall'intuizione di quattro pionieri (Renato, i due Massimo e Claudio), Mondovì Photo ha attraversato le tappe classiche di ogni associazione: l'entusiasmo degli inizi, le sfide organizzative e la ricerca di un'identità.

La svolta è arrivata nel 2015 con l'ingresso di Lorena Durante, attuale presidente, che ha saputo trasformare la passione in una struttura organizzativa precisa. Grazie a un calendario fitto e collaborazioni radicate sul territorio, il club è diventato un punto di riferimento nazionale, grazie al loro concorso fotografico nazionale giunto quest'anno alla 15ª edizione.

Il cuore della serata è stato dedicato ai soci presenti che hanno presentato i propri lavori. Non è stata una semplice carrellata di scatti, ma un vero e proprio racconto consapevole. Ogni autore ha condiviso la propria idea di fotografia attraverso progetti personali diversi per linguaggio, ricerca e sensibilità.

Abbiamo apprezzato il loro approccio “meno teoria e più fotografia vissuta”. È stato un momento di scambio tra visioni concrete ed esperienze reali, dove il modo di vedere di ciascuno è diventato patrimonio di tutti i presenti.

Ci ha colpito la loro filosofia: essere un club di provincia con orgoglio, dove convivono sensibilità diverse in uno "zoccolo duro" che tiene vive le attività.

Mondovì Photo non si ferma e, proprio quest'anno (il 2026), organizzerà il suo primo viaggio fotografico di gruppo. Un’evoluzione naturale per un club che ha saputo costruire una base solida e ora è pronto a esplorare nuovi orizzonti insieme.

Ringraziamo di cuore Lorena e tutti i soci di Mondovì Photo per essere venuti a trovarci. Sono scambi importanti che ci ricordano che la fotografia è, prima di tutto, condivisione.

Ci siamo lasciati con la promessa di rivederci presto, magari questa volta tra le splendide colline del monregalese per scattare insieme.


  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto
  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto
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  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto
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  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto
  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto
  • Paolo Anselmo, raccontare con le foto

Paolo Anselmo ci introduce nel suo mondo di racconti fotografici, dagli anni '70 ad oggi


La serata Socio sotto la lente è sempre una delle più gradite ed, anche questa volta, le aspettative non vanno deluse. L’ospite è Paolo Anselmo nostro socio dal 2019 che ci presenta i suoi lavori a partire dagli anni ‘70. Con delicatezza e modestia, ma senza annoiare, ci ha raccontato tutta la sua esperienza fotografica nata in gioventù quando suo papà gli regalò la prima macchina fotografica. In primo lavoro che ci presenta racconta una Torino del 1978 durante la prima ostensione della Sindone. Bellissima testimonianza di una giornata in cui le persone si affollavano nel centro in attesa di poter entrare in Duomo. Attimi fuggenti colti da Paolo che raccontano come eravamo diversi. Fermi immagine veramente suggestivi di una folla che, all’apertura delle transenne, scattava verso la meta in modo gioioso e disordinato.

Bellissimi anche i ritratti dei compagni di militare tramite i quali Paolo riesce a raccontare come in quella esperienza di caserma, che a volte viene raccontata come un dovere subito, in realtà includa periodi di grande amicizia e cameratismo. Con il suo racconto pacato ci descrive di quando era in possesso di una Leica dalle prestazione superlative e di quanto fosse dispiaciuto di averla venduta per comprare macchine nuove dotate di teleobiettivo, che peccato!

E poi facciamo un tuffo nell’Uzbekistan degli anni ‘80, un mondo passato completamente diverso da quello attuale che soffre di overtourism. Le persone sono ancora in abiti tradizionali, le madrase ancora da restaurare, i mercati ancora autentici, non pieni di paccottiglia per i turisti come accade adesso. Stupende poi le foto dell’Unione Sovietica di quegli anni in cui le strade sono deserte, prive di pubblicità ma ricche solo di cartelloni di propaganda politica. Non ci sono macchine, tutto sembra sospeso e surreale. Realtà che ora non ci sono più. Con la sua fotografia Paolo ci dimostra che, quando si sa fotografare, le foto scattate nel passato, con il passare del tempo, acquistano un grande valore.

Paolo ci racconta che, da dopo la laurea alla pensione, per un lungo periodo, è stato completamente preso dal suo lavoro di medico e la fotografia è stata un po' messa da parte o, perlomeno, relegata ad un ruolo di sola documentazione della vita familiare e delle vacanze. Periodo che Paolo non rinnega anzi ritiene molto importante come documentazione e ricordo. Ma ha una dimensione puramente privata. Ci racconta che, quando nel 2019 va in pensione, decide di riprendere a studiare ed approfondire il mondo della fotografia e decide quindi di iscriversi al nostro circolo soprattutto per i tanti corsi proposti.

Nella parte finale vediamo alcune foto recenti digitali in cui Paolo ci descrive come si monta e si guida una mongolfiera. Anche in questo caso si percepisce, come lui stesso dice, che per lui la fotografia è racconto. Abbiamo anche l'opportunità di vedere le sue foto di architettura razionalista di Torino, dei bei bianchi e neri molto eleganti.

La serata si conclude con la presentazione ai soci delle sue macchine vintage che ha portato in sede. Da una mitica Nikon F1 ad una Mamiya a pozzetto, tanta roba, tanti applausi e tante domande. Che bella serata!

Testo di Carlo Mogavero, foto di Antonio Di Napoli, Paola Zuliani e  Paolo Anselmo