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Pari - Lo sport oltre il genere

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PARI — Lo sport oltre il genere

Due atleti.

Lo stesso sport.

Lo stesso spazio.

La stessa luce.

La stessa determinazione.

 

Nel linguaggio dello sport siamo abituati a distinguere: maschile e femminile, uomini e donne, categorie, record, classifiche. La fotografia può fare qualcosa di diverso: può togliere le etichette e riportare l’attenzione sull’atleta.

 

PARI nasce da questa idea.

 

Ognuno dei 10 dittici mette di fronte un uomo e una donna che praticano la stessa disciplina. La costruzione dell’immagine non stabilisce gerarchie: stesso trattamento fotografico, stessa dignità del ritratto, stessa attenzione al corpo, al gesto e agli strumenti dello sport.

 

Non si tratta di affermare che uomini e donne siano fisicamente identici. Sarebbe un messaggio fragile e facilmente contestabile. Il punto è un altro: la passione, l’impegno, la disciplina, la fatica e il diritto a essere riconosciuti come atleti non hanno genere.

 

Il dittico diventa così un dispositivo visivo. Prima mostra due persone. Poi invita a cercare le differenze. Infine costringe a chiedersi perché sentiamo il bisogno di cercarle.

 
La differenza è nell’atleta.
 Non nel valore dell’atleta.
Cross fit.
Atleti: Stefano Lioy / Sara Caminale
Nuoto.
Atleti: Daniele Filippino / Alessandra Baffa
Boxe.
Atleti: Simon Rhaymani / Grazia D’Onghia
Arrampicata.
Atleti: Cristiano Quaregna / Mariella Agnese
Ciclismo.
Atleti: Claudio Addis / Maria Monno
Rugby.
Atleti: Giovanni Canonico / Mira Bertello
Tiro con l'arco.
Atleti: Alex Legrotti / Valeria Zerbinati
Pattinaggio.
Atleti: Andrea Zarlenga / Sabrina Verduci
Tennis.
Atleti: Andrea Nadotti / Maria Cristina Mancini
Calcio.
Atleti: Luca Lagrasta / Clara Genitoni

PARI — Lo sport oltre il genere

Il Gruppo Fotografico La Mole racconta attraverso la fotografia uno sport senza gerarchie

Due atleti. Lo stesso sport. Lo stesso spazio. La stessa luce. La stessa determinazione.

Nasce da questi elementi PARI — Lo sport oltre il genere, il nuovo progetto fotografico collettivo realizzato dai soci del Gruppo Fotografico La Mole, sotto la direzione di Dario Benedetto, Candido Cupertino, Alice Povero, Riccardo Rebora e Paola Zuliani.

Il progetto parte da una domanda semplice: cosa accade se la fotografia, invece di sottolineare le differenze tra sport maschile e femminile, sceglie deliberatamente di non stabilire gerarchie?

PARI costruisce la propria risposta attraverso una serie di 10 dittici. In ogni coppia di immagini un uomo e una donna che praticano la stessa disciplina vengono fotografati secondo un principio rigoroso: stesso spazio, stesso trattamento fotografico, stessa dignità del ritratto e la stessa attenzione al corpo, al gesto e agli strumenti dello sport.

Non si tratta di negare le differenze fisiche tra uomini e donne, ma di spostare lo sguardo su ciò che li accomuna come atleti: passione, impegno, disciplina, fatica e determinazione. Il dittico diventa così uno strumento visivo che prima presenta due persone, poi invita a cercarne le differenze e, infine, porta a interrogarsi sul motivo per cui sentiamo la necessità di cercarle.

Un progetto costruito insieme

PARI nasce come un lavoro autenticamente collettivo. I fotografi coinvolti non si sono limitati a realizzare individualmente le immagini, ma hanno lavorato alla costruzione di un linguaggio visivo comune, condividendo impostazione, scelte tecniche e modalità di rappresentazione.

«Volevamo che il progetto non fosse la somma di tante fotografie, ma un unico racconto costruito da più fotografi. Il lavoro collettivo è stato fondamentale: confrontarsi, mettere da parte le soluzioni individuali e arrivare insieme a un linguaggio riconoscibile è parte integrante di PARI.»

Un ruolo centrale è stato affidato alla luce. Per garantire uniformità alle immagini è stato sviluppato uno schema di illuminazione condiviso e replicabile, capace di mantenere costante l'identità visiva del progetto pur davanti ad atleti, fisicità e discipline differenti.

«La luce non poteva essere soltanto una scelta estetica. Doveva diventare parte del messaggio. Utilizzare lo stesso principio di illuminazione significa fotografare ogni atleta secondo le stesse regole: nessuno viene enfatizzato, nessuno viene posto in secondo piano.»

La scelta tecnica diventa così anche scelta narrativa. La fotografia rinuncia deliberatamente a creare una gerarchia tra i soggetti e concentra l'attenzione sulla persona, sul gesto atletico e sulla relazione con la propria disciplina.

La fotografia come strumento di riflessione

Dietro PARI c'è anche la volontà di utilizzare la fotografia come occasione di confronto su un tema sociale più ampio: il modo in cui guardiamo e rappresentiamo uomini e donne nello sport.

Il progetto non cerca di cancellare le differenze, né di costruire un'equivalenza artificiale. Cerca piuttosto di separare la differenza dal valore.

Come sintetizza il principio alla base dell'intero lavoro:

«La differenza è nell'atleta. Non nel valore dell'atleta.»

«Crediamo che la fotografia possa contribuire al dibattito senza bisogno di proclami. Abbiamo scelto di farlo attraverso le immagini, mettendo uomini e donne sullo stesso piano e lasciando allo spettatore il tempo e lo spazio per interrogarsi su ciò che vede.»

PARI vuole quindi essere contemporaneamente progetto fotografico, esperienza collettiva e strumento di sensibilizzazione. Un lavoro nel quale la tecnica non è separata dal contenuto, ma viene utilizzata per rafforzarlo.

Perché davanti all'obiettivo possono cambiare i corpi, i gesti, gli strumenti e le discipline. Quello che non cambia è il valore dell'atleta.

Il debutto ai Milano Photo Awards

La prima presentazione ufficiale di PARI — Lo sport oltre il genere è avvenuta in occasione della prima edizione dei Milano Photo Awards (25 - 27 settembre 2026), dove il progetto è stato selezionato per essere esposto all'interno della Nikon Room, nell'ambito della selezione culturale curata da Mirko Gargiulo, fondatore e direttore di TheStreetSoup Gallery, una galleria d’arte con sede a Milano che si distingue per la valorizzazione di fotografi emergenti e la cura di mostre di fotografia documentaria e urbana.

Un debutto che ha portato il lavoro fuori dal contesto associativo e lo ha presentato per la prima volta al pubblico come progetto unitario, mettendo al centro non soltanto la qualità delle immagini, ma soprattutto la capacità della fotografia di costruire un racconto contemporaneo sui temi dello sport, della rappresentazione e della parità.

PARI — Lo sport oltre il genere.

Direzione artistica e tecnica del progetto: Dario Benedetto, Candido Cupertino, Alice Povero, Riccardo Rebora, Paola Zuliani.