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  •  “Tra palco e montagne : la fotografia attenta di Carlo Mogavero che racconta di musica, viaggi, e silenzio”
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“Tra palco e montagne : la fotografia attenta di Carlo Mogavero che racconta di musica, viaggi, e silenzio”

Mercoledì sera al Gruppo Fotografico La Mole abbiamo avuto il piacere di ospitare Carlo Mogavero, fotografo torinese e nostro socio da sempre. Una di quelle persone che fotografano da prima di dirsi “fotografi”, e che nel tempo ha saputo costruirsi un linguaggio personale, coerente, sincero.

La sua è una fotografia che non urla. Non cerca effetti speciali, non rincorre i like. Al contrario: è uno sguardo lento, attento, pieno di rispetto per i soggetti e per la luce. Che si tratti di una jam session jazz in un piccolo club o di una strada affollata in Rajasthan, Mogavero lascia spazio alle storie, senza forzarle mai.

Bianco e nero per sentire il suono

Appassionato di musica — e in particolare di jazz — Carlo fotografa concerti da anni, sempre rigorosamente in bianco e nero. Ma non aspettatevi foto di palco con luci sparate e chitarre in aria. Le sue immagini raccontano l’intimità del gesto musicale: una mano tesa, un respiro prima di una nota, uno sguardo tra musicisti.

Durante l'assolo , il musicista si trova da solo davanti al suo pubblico ed è il momento più alto di un concerto dove il protagonista da tutto  se stesso e in questo istante succede un miracolo, e Carlo sa cogliere e racchiudere in uno scatto la parte più intima dell'artista. 

Il contrasto è forte, ma mai gratuito. Il buio valorizza il volto, le mani, i dettagli che parlano davvero. Si percepisce chiaramente che Mogavero non fotografa la musica per spettacolarizzarla, ma per restituire quell’atmosfera sospesa che solo il jazz, forse, sa evocare.

Colori per raccontare mondi lontani

Quando invece si sposta nel mondo — e lo fa spesso, soprattutto in India — cambia completamente registro. Il colore diventa protagonista. Ma anche qui: niente cartoline. Niente cliché. Le sue foto di viaggio sono oneste, intense, rispettose. Camminano dentro la quotidianità, si sporcano di realtà, restano a distanza giusta dalle persone.

L’India è un luogo che ha esplorato a fondo, e si vede. C’è una familiarità nei suoi scatti, ma anche una delicatezza che sorprende. Ogni immagine sembra dire: “Ti sto osservando, ma con rispetto”. C’è vita, movimento, emozione. E c’è una grande capacità di raccontare senza mai invadere.

Progetti lunghi, pensiero lungo

Accanto alla musica e ai viaggi, Mogavero ha portato avanti anche progetti a lungo termine che meritano attenzione. Uno su tutti: “Dove l’aria è più tersa”, una serie sul mondo dell’alpeggio in Val d’Aosta. Un lavoro silenzioso, fatto di neve, legna, animali e uomini che vivono secondo ritmi dimenticati.

Qui si sente tutto il suo desiderio di documentare, ma anche la consapevolezza che ogni storia va raccontata con lentezza, senza clamore. Anche la pandemia gli ha suggerito nuove strade: impossibilitato a muoversi, ha dato vita a una serie di still life ispirati ai pittori-colazionisti del Seicento. Oggetti, luci morbide, atmosfere sospese. Una parentesi colta, elegante, eppure sempre molto personale.

Una fotografia che non passa mai di moda

Quello che colpisce, in tutta la sua produzione, è l’equilibrio. Ogni foto è pensata, costruita con pazienza, come se il tempo fosse un ingrediente fondamentale. E in effetti lo è. Nella fotografia di Carlo Mogavero il tempo si sente: nel silenzio di una sala prove, nell’attesa di uno scatto, nella luce che attraversa una stanza.

Durante la serata, le sue parole sono state asciutte, semplici, mai autoreferenziali. Ha raccontato come fotografa, con sincerità e attenzione. E forse è proprio questo che rende il suo lavoro così interessante: non la tecnica (che c’è), non lo stile (che è riconoscibile), ma l’onestà con cui guarda, e fa guardare anche noi.

In un mondo pieno di immagini urlate, patinate, velocissime, la fotografia di Mogavero è una boccata d’aria. Anzi: è proprio “dove l’aria è più tersa” che ci invita ad andare. A rallentare. A guardare davvero.

Testo Antonio Di Napoli.  foto Antonio Di Napoli,Paola Zuliani, archivo di Carlo Mogavero