• +39.324.5464117
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali
  •  L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali

L’occhio grafico di Michela Ghio: architettura, colore e geometrie emozionali

La serata con Michela Ghio è stata una vera scoperta. Un’immersione colorata e geometrica in un genere fotografico spesso trascurato: quello dedicato al design, all’architettura, agli oggetti.

 Con uno stile visivo unico e una narrazione personale, Michela ci ha portato nel suo mondo, dove ogni scala può diventare arte, ogni androne un’opera grafica, ogni dettaglio un'emozione.

“Abbiamo capito che questo tema lo avevamo un po’ trascurato anche noi,” ha detto chi l’ha introdotta. E allora perché non esplorarlo con chi, come lei, lo vive ogni giorno tra colore e composizione?

Michela è grafica, fotografa, con un passato nel mondo del web e dell’interior design. Il suo sguardo è influenzato da anni passati a progettare visivamente, ed è forse per questo che le sue fotografie sembrano spesso illustrazioni.

Looking Up: guardare all’insù per volare più in alto

La presentazione ha preso il via con la serie Looking Up, uno dei lavori più iconici di Michela. Una raccolta di immagini scattate “a naso in su”, come ama dire lei, che immortalano edifici e dettagli architettonici dal basso verso l’alto.

“Forse perché sono bassa,” ha scherzato, “guardare all’insù mi dà la sensazione di sollevarmi da terra.”

Ma non è solo una questione fisica: è un invito a cambiare prospettiva, a osservare la città da angolazioni nuove. Colpiscono le linee, le simmetrie, e soprattutto i colori che rendono ogni scatto vibrante, quasi pop.

Scale: tra arte e ossessione

Altro soggetto amatissimo sono le scale. Un elemento architettonico semplice, ma che nelle sue immagini diventa ricorrente, simbolico, a volte ipnotico.

“Escher mi ha sempre affascinato,” ha detto. E in effetti, c’è qualcosa di onirico nel modo in cui fotografa questi spazi verticali. Alcune scale sono auliche, altre sono prese dal quotidiano — anche quella del suo condominio. Michela le cerca ovunque, e le ritrae non per la loro funzione, ma per come compongono la scena.

L’estetica, per lei, nasce dalla geometria. E ogni foto è un gioco di linee e forme che rimanda alla sua formazione da designer.

Colori, dettagli e visione grafica

Il colore è senza dubbio la firma di Michela. Le sue fotografie non sono neutre o monocrome: sono vive, piene, comunicative.

“Amo il colore. Fa parte di me, del mio modo di lavorare e vedere il mondo.”

Questa sensibilità cromatica emerge in tutte le sue serie: nei close-up urbani, nei giochi di ombre, nei dettagli architettonici che ritrae come se fossero pattern. Alcune immagini sembrano quasi illustrazioni digitali, più che fotografie. La profondità si annulla, e resta una composizione che ha qualcosa di astratto, ma sorprendentemente reale.

La presenza umana nei cantieri: il progetto Urban _Notes

Nella parte finale della serata, Michela ha aperto una finestra sul suo progetto Urban Notes, che unisce la fotografia architettonica al reportage. Qui, finalmente, compare la figura umana: operai nei cantieri, mani all’opera, ingegneri in cima ai grattacieli.

Sono scatti che raccontano il lavoro, il cambiamento, la costruzione. Una documentazione visiva a cavallo tra arte e realtà.

Alcuni cantieri sono stati commissionati, come quello per il Politecnico di Torino, altri sono esplorazioni personali. In tutti, la macchina fotografica si fa testimone del rapporto tra uomo e struttura, tra pensiero e materia.

Un’eredità visiva personale

Michela non è architetto, ma è figlia di un architetto,  cresciuta tra riviste di interni. Questo sguardo lo ha dentro, e lo si percepisce in ogni sua foto. Ci ha confessato di essere attratta da ciò che gli altri spesso ignorano: androni, facciate, angoli bui, corridoi.

“Non si tratta solo di bellezza. Si tratta di vedere con altri occhi,”

E questo è stato forse il messaggio più forte della serata.

La fotografia come atto di sguardo

In definitiva, Michela Ghio ha ribadito che la fotografia non è solo tecnica, ma è soprattutto visione. Una scala può essere arte. Un dettaglio può emozionare. Un edificio può diventare racconto.

Per noi tutti , è stata una lezione preziosa. Un invito a rallentare, a osservare con attenzione, a scoprire l’estetica anche nel cemento. E soprattutto, a non avere paura di cercare il proprio stile.

A volte, basta solo alzare lo sguardo.

Testo Antonio Di Napoli     foto Antonio Di Napoli e archivio di Michela Ghio