Attraverso gli occhi del viaggio
La serata del mercoledì al Gruppo Fotografico La Mole si è trasformata in un viaggio attorno al mondo grazie al racconto visivo del nostro socio Marco Briola — ingegnere civile di professione e fotografo per passione , viaggiatore instancabile e sportivo nel tempo libero (tennis, trekking, moto e mountain bike). Un percorso costruito per immagini, che da buon ingegnere ha suddiviso in sei capitoli che spaziano dal Western Australia ai paesaggi “a chilometro zero”, mostrando come la curiosità possa diventare un vero metodo narrativo. Nel blog mi sono limitato a mantenere la sua stessa suddivisione per non turbare la sua natura professionale, scherzo a parte ho trovato gradevole il suo schema, buon viaggio!
1. Western Australia
Il viaggio si apre dall’altra parte del mondo, nel Western Australia, una terra in cui gli spazi sembrano dilatarsi. Qui le strade rosse corrono per chilometri senza incontrare nulla, mentre il mare alterna turchesi trasparenti a scogliere vertiginose.
L’autore racconta questo luogo attraverso un equilibrio tra vastità e dettaglio: la calma sospesa dei deserti costieri, le lunghe ombre dei pomeriggi australiani, la solitudine dei faraglioni scolpiti dal vento. Le sue immagini catturano la sensazione di “piccolezza felice” che spesso si prova davanti alla natura estrema.
2. Valencia & Copenaghen
Dalle distese australiane si passa alle geometrie urbane. Valencia e Copenaghen diventano due modi differenti di intendere la città: la prima solare, mediterranea, morbida nei contrasti; la seconda pulita, nordica, essenziale.
Valencia vibra per la fluidità delle architetture di Calatrava, per il rapporto tra vecchio e nuovo, per la luce che rimbalza sulle superfici bianchissime.
Copenaghen invece seduce con la sua eleganza discreta: biciclette, canali, materiali caldi e linee semplici.
Marco osserva entrambe con attenzione compositiva, cercando forme, ritmi e simmetrie che raccontano l’identità dei luoghi attraverso dettagli spesso trascurati.
3. Mangystau & Uzbekistan
Il terzo capitolo è dedicato a una regione meno battuta, dove la fotografia diventa esplorazione culturale.
Il Mangystau — un altopiano quasi lunare, distese pietrose, pareti calcaree e silenzi assoluti — offre immagini essenziali, dominate da volumi netti e una luce asciutta.
L’Uzbekistan, al contrario, colpisce per il trionfo del colore: mosaici turchesi, cupole perfette, mercati vivi di voci e tessuti. L’autore alterna paesaggi desertici e architetture islamiche con uno sguardo curioso, come se ogni scena nascondesse un racconto più grande.
Il risultato è un viaggio doppio: dentro la geologia e dentro la storia.
4. Laos & Cambogia
Le tappe del Sud-Est asiatico aggiungono un ritmo diverso: qui il protagonista è il tempo che scorre lento.
Nel Laos i villaggi lungo il Mekong sembrano galleggiare in un’atmosfera senza età, fatta di gesti quotidiani, bambini che giocano sull’acqua, monaci avvolti nel loro saio color zafferano o arancione .
In Cambogia, tra templi avvolti dalle radici e pietre che il sole indora ogni sera, la fotografia diventa meditazione.
L’autore restituisce un sentimento di quiete, quasi di sospensione, come se ogni immagine fosse una piccola parentesi di pace dentro il caos del mondo.
5. Islanda: Aurore Boreali
Il quinto capitolo è una danza di luce.
L’Islanda viene raccontata attraverso la magia delle aurore boreali, un fenomeno che l’autore cattura con precisione tecnica e sensibilità narrativa.
I cieli che vibrano di verdi e viola, i paesaggi di ghiaccio illuminati da scie cangianti, le notti lunghe che diventano teatro di energia pura: ogni fotografia sembra un incontro irripetibile.
È un momento del viaggio in cui il confine tra documentazione e emozione diventa sottilissimo.
6. Italia a km zero
Il percorso si chiude vicino a casa: l’Italia dei piccoli spostamenti, delle scoperte dietro l’angolo.
Montagne (le Dolomiti che Marco conosce molto bene e frequenta spesso), boschi, borghi, campagne: una geografia intima che l’autore esplora con lo stesso stupore riservato ai viaggi lontani.
È un modo per ricordare che la fotografia non è solo distanza, ma soprattutto sguardo.
In queste immagini a “km zero” ritroviamo il piacere di camminare, osservare, fermarsi; la conferma che ogni luogo può diventare racconto se lo si attraversa con curiosità.
Conclusione
La serata si è rivelata una vera immersione nel mondo attraverso la sensibilità di Marco
Un viaggio ricco, vario, coinvolgente, apprezzato dai soci intervenuti e capace di ricordarci che fotografare significa, sempre, scegliere un punto di vista sul mondo
testo Antonio Di Napoli foto: Antonio Di Napoli, Paola Zuliani, e archivio di Marco Briola










