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Andrea Palmucci: dal reportage nei campi profughi alla jazzphotography

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Ritornano i grandi ospiti al circolo anche se per la prima volta dobbiamo farlo in Streaming a causa del COVID19. E' la volta di Andrea Palmucci fotografo piemontese adottato dalla Liguria, noto per i suoi commoventi reportage che ritraggono soprattutto bambini che vivono spesso in condizioni estreme nei campi profughi e per i suoi lavori sulla fotografia musicale per i quali ha vinto il prestigioso premio internazionale della Jazz Journalist Association.

Serata che probabilmente ci resterà impressa nella memoria, è la prima volta che abbiamo un ospite in streaming nella storia del Circolo, non è come essere in sede però la vivacità dei soci, che commentano in diretta sulla chat, e la simpatia dell’ospite hanno reso la serata molto gradevole e per nulla asettica come si temeva.

Quello che ha colpito di più della serata con Andrea è stata l’empatia, in questo momento travagliato è riuscito con la sua modestia, ma anche con la sua bravura, a farci conoscere il mondo tragico in cui vivono i profughi di guerra, e i loro figli, con leggerezza ma anche con ottimismo con uno sguardo al futuro pieno di speranza attraverso gli occhi dei tantissimi bambini che ha conosciuto, incontrato, fotografato ma sopratutto amato.

Andrea Palmucci è un fotografo piemontese, adottato dalla Liguria, che da molti anni lavora con organizzazioni umanitarie per fotografare le condizioni estreme in cui vivono le persone in numerosi campi profughi in Grecia, Turchia, Siria, Giordania, Irak. Dal 2010 Andrea si è inoltre dedicato alla fotografia di scena nel mondo del jazz vincendo nel 2015 il premio in assoluto più prestigioso in ambito internazionale (Jazz journalist association award).

Nella prima parte della serata, dedicata al reportage sui profughi, tanti sono stati gli aneddoti raccontati e le immagini sono passate saltando da un paese all’altro. Le foto sono state scattate da molto vicino con una Leica Q con ottica fissa 35 mm, intense e commoventi con i neri profondi e le composizioni perfette; per ottenere questi risultati, ci racconta Andrea, bisogna stabilire un rapporto con i bambini tramite un sorriso o una carezza mostrando loro le foto scattate.

Toccante il momento in cui Andrea ci racconta del suo incontro con il suo grande maestro Sebastiao Salgado che ha incontrato durante i 5 anni trascorsi in Brasile.

La seconda parte della serata è dedicata alla musica ed Andrea chiarisce subito che per fare il fotografo musicale bisogna amare la musica, è questa che con la sua carica ti consente di affrontare ogni concerto con entusiasmo e creatività. I bianchi e neri delicatamente contrastati di musicisti scorrono uno dietro l’altro e i soci sono colpiti dalla coerenza stilistica del foto sia dal punto di vista formale compositivo che di post produzione. Nonostante le foto fatte ai profughi siano state fatte con un 35 mm e quelle ai concerti con un 100-400 mm, si vede che l’occhio e la sensibilità sono le stesse.

Tantissimi i commenti on line e i complimenti, molte le persone connesse in remoto anche dal Brasile e dalla Liguria, grazie Andrea! gran bella serata e appena si potrà speriamo di vederci di persona in sede!

(Testo di Carlo Mogavero foto tratte da diretta web)