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  • Nanni Lolli: la giarrettiera rosa
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Nanni Lolli: la giarrettiera rosa

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O meglio in bianco e nero! Ma andiamo per ordine, infatti suddividerei la serata di Lolli Nanni in due momenti.

Il primo, dove Nanni inizia a raccontare dei suoi inizi fotografici, ovvero quando da ragazzino ricevette in regalo la sua prima macchina fotografica, e, per collocarlo storicamente, siamo nei primi anni subito dopo l’uscita del dagherrotipo. Nanni si appassiona prontamente alla fotografia e decide di farlo diventare negli anni (dopo diverse esperienze, senza trascurare nulla, passando addirittura per il corrotto mondo immobiliare) il suo sistema di vita. Inizia ad acquistare macchine fotografiche sempre più professionali e stampa direttamente i suoi negativi, le foto le porta in varie redazioni di giornali del settore e alcune vengono pubblicate, regalando a Nanni visibilità.

I primi lavori sono di documentazione e, infatti, si reca a Genova dopo una alluvione e riporta nei suoi scatti i disastri che si presentano ai suoi occhi, e da lì vennero poi altri occasioni di reportage. Poi la sfortuna, (molto attenta in certe situazioni) vuole che Nanni subisca un furto molto importante, perdendo tutto quello che, fotograficamente parlando, negli anni aveva accumulato. Con fatica riesce a ricomprare tutta l’attrezzatura persa, tornado a lavorare come fotografo. Adesso vive in un paesino alle porte di Torino dove ha ristrutturato un casale ritagliando uno spazio per una sala pose in stile dark room da 50 sfumature di grigio.

Il secondo momento della serata, quello atteso dai più e precisamente dedicato al mondo della giarrettiera e reggicalze, ha dato uno scossone alla platea. Il clima incandescente della sala ha influito su uno dei termosifoni presenti in sala che si e surriscaldato, sarà un caso? Nanni, durante la serata, mostrato delle bellissime stampe, tutte in b/n, dove il soggetto sono particolari del corpo femminile nell’atto di indossare lingerie di classe, ovvero giarrettiere, mutandine, reggicalze e calze in particolare tutte rigorosamente degli anni 50-60, perché sono, secondo la cultura di Nanni per forma e materiali usati, quelle che meglio valorizzano le gambe delle donne da lui fotografate. Ecco perché la preferenza di Nanni dei materiali e qualità della lingerie datata, che lui stesso scova e colleziona nei vari mercatini vintage, in giro per l’Europa. Adesso con l’avvento dell’elastan e l’uso di silicone antiscivolo, fanno delle calze femminili autoreggenti delle vere e proprie fionde, omologando e snaturando le gambe delle donne. Secondo “la teoria della fionda” appunto di Nanni, l’abbigliamento intimo per forme e materiali non da giusto risalto e carattere a quella porzione di erotismo femminile.

Lasciando da parte la mia ormai risaputa cialtroneria, voglio complimentarmi e ringraziare Nanni Lolli per le foto che ha portato, molto belle e particolari che pur trattando un argomento non facile, è riuscito a valorizzare il corpo della donna, dimostrando di saper riconoscere il sottile limite tra arte e volgarità.

(Testo di Antonio Di Napoli)